Gotico speculativo e persistenza delle strutture arcaiche

Note teoriche sul gotico moderno nei testi di Sandra Voss

Una lettura del gotico come riattivazione di strutture morali e simboliche (colpa, confessione, punizione) in un orizzonte moderno privo di fondamento trascendente.

Parole chiave

Gotico speculativo Colpa Confessione Punizione Desiderio Anacronismo

Struttura: Introduzione • 5 sezioni • Conclusione

Introduzione

I testi di Sandra Voss, scrittrice riconducibile a una sensibilità modernista, possono essere collocati nell’ambito del gotico speculativo. Con tale definizione si intende una forma di gotico che non agisce primariamente sul piano dell’ambientazione o dell’estetica decorativa, ma su quello delle strutture simboliche e morali profonde, rielaborate in chiave contemporanea.

Questo tipo di gotico si inscrive in una linea che, pur dialogando con la tradizione letteraria, risulta più vicina alla genealogia critica del potere e del desiderio delineata da Michel Foucault, dove colpa, confessione e punizione sopravvivono come dispositivi anche in assenza di un fondamento trascendente.

Nei testi di Sandra Voss emergono immagini e concetti di derivazione medievale — il memento mori, la scolastica morale, il sistema di peccato, colpa e perdono — ma tali elementi vengono riattivati per mostrare la loro persistenza svuotata, non la loro validità teologica.

Nodo centrale
L’amor come demone, terrificante e assoluto, affine all’Amor dantesco che domina e travolge i soggetti, ma qui definitivamente separato da ogni orizzonte di redenzione e da qualsiasi ordinamento metafisico.

1. Un gotico moderno dal cuore arcaico

L’impressione di un “ritorno al Medioevo” non va interpretata come regressione estetica o nostalgia storicista. Come suggerirebbe Georges Didi-Huberman, siamo piuttosto di fronte a una sopravvivenza delle forme, a una riattivazione anacronica di strutture simboliche che continuano a operare nel presente.

Assi portanti della narrazione (gotico originario):

  • colpa
  • punizione
  • peccato
  • confessione

Ciò che muta è il sistema di legittimazione. Non vi è alcuna istanza trascendente. In questo senso, la confessione assume un valore vicino a quello analizzato da Michel Foucault: non strumento di liberazione, ma tecnologia di assoggettamento. Confessare non scioglie la colpa, la fissa.

La colpa non è più teologica, ma psichica, secondo una dinamica che rinvia anche alla tradizione psicoanalitica inaugurata da Sigmund Freud, in particolare alla sua riflessione sul Super-io come tribunale interiorizzato.

2. Il piacere come esperienza funebre

Il piacere nei testi di Sara non è mai rappresentato come esperienza liberatoria. Al contrario, esso si configura come evento funebre, segnato dalla perdita e dalla vergogna.

Questa impostazione entra in risonanza con la riflessione di Georges Bataille, per il quale l’eros autentico è sempre contiguo alla morte, alla dissoluzione del soggetto e alla trasgressione dei limiti. Tuttavia, nei testi analizzati, tale trasgressione non produce estasi, bensì consumo e rovina.

Il piacere non è:

catarsi
celebrazione
ricompensa

È piuttosto una prova, un passaggio doloroso che non conduce a sintesi. In questo senso, esso funziona come memento mori: ogni godimento riafferma la finitezza del soggetto e l’impossibilità di una pacificazione.

3. Decadenza e rovina come dispositivi narrativi

La decadenza non opera come semplice atmosfera, ma come dispositivo narrativo attivo. Essa si diffonde attraverso i personaggi in modo contagioso, secondo una logica che richiama il concetto di desiderio mimetico elaborato da René Girard: il desiderio non nasce autonomamente, ma si attiva per rifrazione, per imitazione.

La protagonista non impone il male, né lo produce. Come la figura vampirica della tradizione gotica, lo risveglia. In tal senso, può essere letta come una figura liminale, affine a ciò che Julia Kristeva definisce abietto: ciò che non è esterno al soggetto, ma ne rivela la frattura interna.

La rovina non è inflitta, ma innescata dall’emersione di:

  • desideri inconfessabili
  • pulsioni negate
  • fantasie insostenibili

4. Dipendenza, proiezione, delusione

La dipendenza che i personaggi sviluppano nei confronti della protagonista può essere letta alla luce della teoria della relazione oggettuale, in particolare del concetto di proiezione. La protagonista funziona come schermo fantasmatico, su cui vengono depositate funzioni salvifiche che non le appartengono.

In questo senso, il testo mette in scena una dinamica profondamente gotica: l’oggetto del desiderio non mantiene la promessa. Come osserva Jacques Lacan, il desiderio è strutturalmente mancante; l’Altro non può colmare il vuoto che lo fonda.

Esito necessario: la delusione non è un incidente narrativo, ma un esito strutturale.

5. Medievale nel regime morale, non nel pensiero

La medievalità del testo risiede nel regime morale, non nella visione del mondo. Ritroviamo ritualità, confessione pubblica, punizione spettacolarizzata — elementi che richiamano l’analisi foucaultiana del potere disciplinare — ma senza una Legge ultima che li giustifichi.

Questa assenza produce un vuoto che è propriamente moderno. Le forme sopravvivono, ma il loro fondamento è evaporato. La colpa resta, la redenzione no.

Conclusione

I testi di Sandra Voss si configurano come esempi coerenti di gotico moderno speculativo, in cui le strutture arcaiche vengono riattivate per interrogare la crisi contemporanea del senso, del desiderio e dell’identità.

In una scrittura in cui:

  • l’eros non salva
  • il piacere non redime
  • la confessione non purifica
  • la dipendenza non consola

La protagonista agisce come centro di rovina non per sadismo, ma per necessità strutturale. È proprio questa coerenza teorica e narrativa a sottrarre il testo a ogni lettura superficiale, collocandolo invece in un dialogo critico pienamente contemporaneo.